L'omino con il violino

Racconto inedito vincitore del secondo premio per racconti brevi al concorso internazionale AMICO ROM 2018

Proprio al centro di un paesaggio di colline, di boschi di noccioli e castagni e di campi di girasoli c'è una città antica protetta da alte mura di tufo. E proprio al centro della città c'è una piazza circondata da alti palazzi. E proprio al centro della piazza c'è una fontana di pietra: è rotonda e lancia verso il cielo quattro alti zampilli, uno per ognuno dei leoni che la decorano.

Alla fontana ogni mattina un omino sottile suona il violino. Quando arriva, dopo avere sfoderato lo strumento posa per terra, accanto a sé, un cilindro di cartone con un foro sul coperchio. L'omino spera che ai passanti piacerà la sua musica e che vi infileranno delle monete. E così suona, suona, suona.

Suona da quando sorge il sole al mattino a quando il sole tramonta la sera. Suona musiche allegre e spumeggianti come l'acqua della fontana e anche musiche dolci e un po' malinconiche come il passo della ragazza pensosa che guarda per terra e cammina pian piano. Il violino si piega con lui al ritmo della musica e quasi gli danza sulla spalla.

Le note salgono molto in alto. Volano più su delle teste dei signori frettolosi e più su del più alto zampillo della fontana. Arrivano fino all'ultimo piano del più alto palazzo della piazza. Lì, affacciata al minuscolo balconcino del suo appartamento, c'è nonna Sofia e con lei c'è Giannino. Entrambi guardano la fontana e l'omino della piazza. Entrambi ascoltano le due musiche, quella dell'acqua, sommessa e uguale, e quella del violino inquieta e squillante.

- Senti che bella musica, nonna? A me piace molto e a te? - chiede Giannino.

- E' musica tzigana - risponde la nonna pensosa ed entra in casa.

Giannino non capisce se alla nonna la musica piaccia oppure no e non capisce nemmeno che cosa significa la parola 'tzigana'.

A un tratto vede che le note stanno arrivando lì, da lui, sul suo balconcino, e sono tantissime. Allora comincia ad acchiapparle, una ad una, velocemente, per non farle scappare, per tenere la musica bella con sé.

Per tutto il giorno Giannino acchiappa note dall'aria, ne acchiappa tantissime, fino a quando l'omino con il violino ripone il suo strumento nella custodia, raccoglie la scatola di cartone a forma di cilindro con un foro sul coperchio, che è rimasta leggera leggera, e se ne va.

Giannino porta tutte le note che ha raccolto nella sua cameretta e le nasconde in fondo al letto, sotto il piumino. Pensa che prima di addormentarsi questa musica allegra e spumeggiante, ma anche un po' dolce e malinconica, gli farà compagnia.

La notte passa ed è mattina, è un nuovo giorno. Il sole già scalda e fa brillare gli zampilli della fontana. Anche l'omino torna puntuale come il sole, con la sua scatola e il suo violino. Apre la custodia, accorda lo strumento ma, proprio mentre attacca le prime note del primo pezzo musicale del mattino, arrivano veloci due moto tutte nere, cavalcate da due centauri tutti neri, con in testa grossi caschi tutti neri.

Le moto fanno un brutto rumore, pensa Giannino, sgommano, sbandano, una pesta la scatola, l'altra urta l'omino e il violino, che cade per terra e si ammacca. La musica cessa.

L'omino siede sul bordo della fontana, guarda la sua scatola rotta, accarezza il suo violino ammaccato. Dai suoi occhi scendono molte lacrime che brillano nel sole mescolandosi agli schizzi d'acqua della fontana.

I pochi passanti forse non hanno visto nulla, fatto sta che nessuno si è fermato, nessuno consola l'omino. Ma: Non piangere, aspetta! - gli grida dall'alto Giannino - Ce l'ho io la tua musica qui. Ho raccolto tutte le note! Adesso te le lancio. Attento, acchiappale al volo! -

Giannino corre in camera, raccoglie tutte le note da sotto il piumino, le lancia giù dal balconcino e le note scendono in volo veloci e sicure, come rondini che han raggiunto il loro nido entrano dentro il violino.

L'omino non piange più, alza lo sguardo, sorride a Giannino: - Grazie. - gli dice - Tu mi hai salvato le note. Tu mi hai ridato la musica. Non posso piangere, adesso. Devo solo aggiustarmi il violino -.

L'omino lavora sicuro per riparare il suo violino: prima di sera regalerà nuove note ai passanti e a Giannino. E sarà così ogni giorno di sole.

(C) Eleonora Bellini